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ianilo marchesi carcinoma infiltrante scarsamente differenziato

Combatto una malattia al collo nella parte cervicale laterale sinistra, e due tumori ai polmoni. Nel 2006, ho fatto terapie intensive di chemio e 36 trattamenti di radio. Nel 2007 recidiva dei noduli laterocervicali con aumento delle dimensioni, dovendo cosi fare di nuovo trattamenti di chemio. Continuo a combattere, credere sempre. Per scrivermi e ne vuol far partecipe i lettori del blog. ianilo@gmail.com

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** La verità alle volte è più vicina di quanto si creda, ed alle volte si può nascondere nelle righe di qualche paragrafo.** Se il mio blog può essere di aiuto a qualcuno, ne sarò felice.

venerdì, marzo 21, 2008

Eutanasia io sono favorevole

Come ammalato di una terribile malattia, permettetemi di dire la mia sul riaccendersi del dibattito con la morte della signora francese. E' giusto lasciare a chi è ammalato terminale e soffre le pene dell'inferno, e che è in grado di intendere e di volere, di decidere di farla finita, e chiedere che lo si lasci morire di morte dolce?

Io ne sono favorevole e vi dico che il dolore e la sofferenza che si sperimenta durante una malattia può risultare incomprensibile, anche se trattata con analgesici, ad una persona che non c'è passata attraverso. Anche senza considerare il dolore fisico, è spesso difficile per noi far fronte alla sofferenza psichica per aver perso la nostra indipendenza. La società non dovrebbe forzarci a sopportare queste difficoltà.

Da un sondaggio dell'aprile 2006, pubblicato anche su Torino medica, l'organo ufficiale dell'Ordine provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Torino, e avente come target infermieri (in maggioranza tra i 30 e i 40 anni, impiegati in reparti di terapia intensiva, lungo-degenza e chirurgia), è emerso che:

  • il 74% degli infermieri interpellati è favorevole alla "dolce morte" passiva
    • di cui l'83% anche a quella attiva
  • il 44% ha avuto diverse esperienze di pazienti che hanno chiesto espressamente e ripetutamente di morire perché venisse posto fine alle loro sofferenze atroci e senza speranza.
  • il 76% invoca il testamento biologico;
  • l'8% si dichiara disposto a praticare l'eutanasia anche illegalmente, senza richiesta esplicita del paziente
  • il 37% si dice disposto ad aiutare i pazienti a mettere fine a un calvario, anche ricorrendo al suicidio assistito.
  • il 76% degli infermieri credenti è favorevole all'eutanasia volontaria.

I risultati del sondaggio torinese confermano quelli emersi da un'indagine del Centro di Bioetica dell'Università cattolica di Milano, e di altri sondaggi:

  • il 4% dei rianimatori interpellati ha ammesso di praticare l'"iniezione letale" (illegalmente, sulla base di quello che dice loro la coscienza).
  • Il 92% degli italiani interpellati ritiene che sia necessario superare l'attuale normativa repressiva;
  • il restante 8% si dice contrario all'eutanasia
Credo che a breve dovranno decidere di affrontare il problema e di legiferare in proposito.
Lo spero tanto. Voi che ne pensate?


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5 Comments:

Blogger Lisa72 said...

Sono fortemente convinta che spetti alla persona decidere se è giunto il momento di soffrire più e non lottare più... spero che diano la possibilità a tutti di esprimere la loro volontà e renderla vincolante!
Un saluto, Lisa

marzo 21, 2008 8:43 AM  
Blogger yocoandra said...

E' giusto dare la possibilità al malato (o alla sua famiglia, nel caso in cui il malato non sia cosciente e non esista più la possibilità di "svegliarlo") di decidere della propria sorte.

Mi sembra di una cattiveria infinita il contrario.

Ma come sempre c'è chi cerca d'imporre - e ci riesce - la propria visione etica a una questione personale e individuale di cui nessuno, tantomeno lo stato, dovrebbe impicciarsi.

Un bacione Ianilo :-***

marzo 21, 2008 9:31 AM  
Blogger ianilo said...

Vi ringrazio di aver capito il senso profondo del mio post. Se un giorno mi capitasse vorrei poter decidere io se restare o fare il grande passo, non gli altri.

Non vedo perchè io debba disporre della sofferenza degli altri, a che pro? Anche se sono familiari.

marzo 21, 2008 10:11 AM  
Anonymous Anonimo said...

personalmente non so' esprimermi su questa interrogazione altamente delicata. Penso a mio suocero morto 4 anni fa. Nessun medico (genova) gli chiese pesonalmente se voleva aumentare o no la terapia antidolore (morfina) lui era cosciente. Ci dissero che era meglio cosi' perchè non avrebbe piu' sofferto. Siamo stati con lui giorno e notte ma mori' tra le 6.30 e le 7 di mattina,mentre mio marito tornava a casa e noi ci recavamo all'ospedale.Questo ci intristi'e ancora adesso ci chiediamo se non sarebbe stato meglio da parte dei medici parlarci chiaramente ...dopo ci hanno detto che la morfina a quelle dosi procura una morte naturale per insufficienza respiratoria.

marzo 21, 2008 3:16 PM  
Blogger ianilo said...

Questo post rafforza ancora di più la mia convinzione che debba essere la persona affetta da malattia incurabile a decidere. Nel tuo caso oltre alle sofferenze patite da tutti voi se ne è aggiunta una in più, non aver potuto essere col vostro caro al momento del grande passo. Un'abbraccio.

marzo 21, 2008 4:12 PM  

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