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ianilo marchesi carcinoma infiltrante scarsamente differenziato

Combatto una malattia al collo nella parte cervicale laterale sinistra, e due tumori ai polmoni. Nel 2006, ho fatto terapie intensive di chemio e 36 trattamenti di radio. Nel 2007 recidiva dei noduli laterocervicali con aumento delle dimensioni, dovendo cosi fare di nuovo trattamenti di chemio. Continuo a combattere, credere sempre. Per scrivermi e ne vuol far partecipe i lettori del blog. ianilo@gmail.com

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** La verità alle volte è più vicina di quanto si creda, ed alle volte si può nascondere nelle righe di qualche paragrafo.** Se il mio blog può essere di aiuto a qualcuno, ne sarò felice.

venerdì, dicembre 28, 2007

Trombosi, una guida per scongiurarla

Da quando ho avuto l'occlusione trombotica completa della vena giugulare, ho iniziato a leggere tutto quello che mi poteva servire per capire questa malattia. La Trombosi.

L'immobilità, la chirurgia, i farmaci e il tumore stesso possono aumentare il rischio di alterazioni della circolazione sanguigna.

Troppo spesso presa sottogamba, la trombosi venosa è un'insidia che merita la massima attenzione da parte di medici e pazienti, specialmente nel caso di malati di tumore. Questa è la posizione di alcune delle più importanti società scientifiche del settore, come l'American Society for Clinical Oncology (Asco) negli Stati Uniti e, in Italia, l'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), che da tempo lavorano per aumentare la consapevolezza dei rischi.

Entrambe le associazioni hanno da poco reso noti gli aggiornamenti delle rispettive linee guida, le indicazioni ai camici bianchi su come comportarsi per ridurre al minimo disagi e complicanze a carico dei loro assistiti. L'Asco inoltre ha compilato una guida per i pazienti e i familiari, anch'essa consultabile (in inglese) sul sito internet.

Il presupposto fondamentale delle nuove linee guida è quello dell'incidenza: secondo molti studi, infatti, la trombosi può colpire tra il 15 e il 20 per cento dei malati oncologici e la possibilità di sviluppare dei trombi, i grumi di sangue coagulato che ostacolano la circolazione venosa, è legata a cause di diverso tipo. Lo spiega Sandro Barni, direttore dell'Unità Operativa di Oncologia Medica dell'Azienda Ospedaliera di Treviglio e responsabile della linea guida omologa dell'Aiom: «Oltre al rischio collegato alla permanenza a letto e all'immobilità forzata, i tumori solidi possono rilasciare sostanze che favoriscono la formazione di trombi.

Inoltre alcuni trattamenti chemioterapici e ormonoterapici, compresi quelli più innovativi (tra i quali, soprattutto, i farmaci antiangiogenesi, come talidomide e lenalidomide, usati tra l'altro contro il mieloma multiplo, ndr) giocano un ruolo di grandi promotori dell'aggregazione, così come fanno gli interventi chirurgici, i cateteri centrali e la naturale tendenza all'aumento della coagulazione del sangue connesso ai tumori solidi, soprattutto in fase metastatica».

La trombosi, però, si può prevenire, almeno in una parte di malati, con l'uso di apposite calze elastiche e con una terapia preventiva a base di anticoagulanti, medicinali che rendono il sangue più fluido.

«Le nuove linee guida suggeriscono di iniziare una terapia con anticoagulanti nelle persone ad alto rischio, come quelle che devono necessariamente rimanere ricoverate per un lungo periodo; non solo: in caso ci siano stati episodi di trombosi, il trattamento dovrebbe proseguire per sei mesi dopo la dimissione, perché è dimostrato che il rischio di trombi, in coloro che ne hanno già avuti, non si esaurisce nelle prime settimane successive al rientro a casa ma dura molto più a lungo».

Una parte importante, nel documento dell'Asco, è riservata ai pazienti, che dovrebbero sempre chiedere al proprio curante se la probabilità di trombosi, nel loro caso, è più alta rispetto alla media, e che cosa si può fare per diminuirla; secondo gli oncologi americani, i pazienti dovrebbero porre al medico, tra le altre, le seguenti domande: «Che cosa si può fare per ridurre al minimo il pericolo che io sviluppi una trombosi? Nel mio caso, è possibile e corretto prendere in considerazione una terapia con anticoagulanti e, se sì, a che punto del trattamento e per quanto tempo?».

Particolarmente caute, perché statisticamente più esposte a disturbi della coagulazione, dovrebbero essere le persone anziane, quelle obese, quelle che hanno già avuto episodi di trombosi o casi in famiglia. I sintomi a cui prestare attenzione sono dolore, gonfiore o arrossamento della gamba, del polpaccio o della coscia.

Anche disturbi come un dolore al torace o difficoltà a respirare devono essere immediatamente riferiti al medico, perché potrebbero segnalare un'embolia polmonare, ovvero un trombo che ha raggiunto i polmoni e che può mettere in pericolo di vita.

Sull'importanza della partecipazione attiva dei malati Sandro Barni è pienamente d'accordo: «Anche in questo modo, infatti, migliora la consapevolezza del fatto che i trattamenti anticancro, anche i più nuovi, non sono mai esenti da rischi e si prendono decisioni più condivise e razionali. Inoltre, se un malato conosce quest'eventualità, seguirà con maggiore scrupolo le indicazioni e le terapie che riguardano la prevenzione».

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